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Chi Sono
 
18 anni fa per caso parlando con un amico fui coinvolto a partecipare ad una giocata di softair... all'epoca se ne sentiva parlare davvero poco, anzi zero... alle 10.00 appuntamento fuori dal forte Santa Tecla, eravamo in cinque, io personalmente avevo un pistola a mola e un paio di occhiali in policarbonato, una tuta blu da lavoro e un cappellino con la visiera, sembravo "Mario Bros"... mi mancavano i baffi... iniziamo a giocare e dopo quattro secondi prendo una raffica nella schiena che mi lascia lì, freddo come la neve e dolorante a pensare..."che male!!!" la raffica era partita da un m16 a Co2... ma non quelli di adesso... quelli vecchi, che avevano una bombola grossa come un sub ed una valvola grossa quella del gas di casa, quando andavano piano uscivano 1,5J...devastanti... faccio ancora un paio di game e riesco a fare un paio di tiri buoni...sento dall'altra parte... "preso!!!!"... io in me non ci credevo... allora ci siamo, sono stati buoni gli allenamenti a casa quando sparavo nelle lattine vuote... mi sentivo soddisfatto come un orso che trova un fiume di miele...a casa e nei giorni a seguire sentivo in me il desiderio crescente di giocare di nuovo, qual desiderio che risveglia il tuo istinto primordiale, di cacciare e nasconderti, difenderti e scappare...di giocare a nascondino, quell'ebbrezza che avevi quando ti cercavano e non ti trovano poi sentivano dire "Liberi tutti!"... e tu soddisfatto e fiero eri li ad aspettare gli elogi...ecco quell'emozione mi trapanava il cervello, quella voglia li.

Allora giocata dopo giocata è iniziato a passare il tempo, capivo ed elaboravo tattiche di gioco, prendevo più pallinate di quelle che davo ma era tutta arte che entra ed il tempo mi ha dato ragione, la tenacia e una buona apertura mentale mi hanno fatto crescere in questo sport a livelli esponenziali, poi l'arrivo di repliche elettriche e perfezionamenti è stato il massimo nel mio big bang celebrale/fisico del Soft...


Tutto andava avanti e cresceva il numero delle persone che conoscevo in campo, finché un giorno in campo conosco una persona, vedevo che aveva qualcosa di diverso nel suo stile di gioco... a fine giornata mi avvicino e gli chiedo come mai usasse caricatori monofilare invece che i maggiorati... perché era vestito di nero (eravamo in urbano), perchè era così teso ed attento quando giocava...e lui con una semplice risposta mi disse che lui "non giocava ma simulava" e se volevo provare il suo stile lui era contento di trasmettermelo...affascinato da questa cosa e da questo omone mi esalto parecchio ed accetto immediatamente, mi sentivo reclutato nei reparti speciali... ero esaltatissimo... ebbene per dieci anni da quel momento due giorni a settimana di cui uno di notte mi sono "allenato" con loro, diventai uno di loro e lo restai sino allo scioglimento del Team per via di un compagno mancato, ad oggi ogni membro di quel Team è ancora Amico e qualche volta si raduna in ricordo di un fratello chiamato via...ma tutto quello che ho appreso ho deciso di trasmetterlo a chi ha intenzione di scoprire cosa sia la simulazione, l'adrenalina, la forza di squadra, lo spirito, il pathos e la passione che esiste in questo sport simulativo, dove se ci credi sino in fondo ne fai una tua religione e stile di vita.

Contemporaneamente creo assieme ad Amici una squadra, con caratteristiche sul quel livello tecnico e quella spinta fatta dei concetti precedenti, nel frattempo la tecnologia su campo ci regala bellissime evoluzioni... Nasce la Foxhound... composta da ragazzi di strada legati dall'amicizia e la passione, il suo nome è rimasto forgiato nelle menti di chi con noi ha giocato e di chi ci ha amato ed odiato... eravamo misteriosi al punto da presentarci ad un torneo in Genova cambiarci nome perché avevamo paura di essere riconosciuti ed evitati... ci presentammo come "The black list" e arrivammo secondi per un disguido nato su campo, logicamente nessuno di noi ha ribattuto e ci siamo portati a casa l'immensa soddisfazione di essere Noi.

Negli anni a venire tra gruppi nuovi, tornei Nazionali, incontri con squadre di niccia, creazione di eventi ecc...ho formato un sacco di ragazzi al gioco, anzi alla simulazione, e ognuno mi ricorda quanto lo ricordo io, nelle sue indecisioni, paure, incertezze che poi sono diventate invece il suo punto d'attacco nella vita, si, perché il soft è anche questo, misura dei limiti propri e la chiave giusta per aprirli abbatterli, questo è simulare, questo è capire quanto e di cosa sei fatto, senza eroi ne codardi, ognuno crea e riesce a fare quello che è... bene ad oggi sono qua, con la voglia di trasmettere tutto quello che gli anni mi hanno insegnato e pronto di apprendere ancora tanto, di mischiarmi con le persone e di provare quell'ebbrezza tale da ubriacare l'aria che solo il soft riesce a darmi...ricordo e menziono tutti quelli che mi sono stati vicino, quelli che ci sono ora e quelli che ci saranno, li ricordo tutti e tutti mi ricordano come Marcone... o meglio Six.